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Un mondo meraviglioso, che (forse) non frequenterò mai più

Parafrasando Wallace, oggi vi racconto le ragioni che mi hanno spinto ad abbandonare il mondo reflex, ed abbracciare quello mirrorless.

Sergio Migotto

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Parafrasando Wallace, oggi vi racconto le ragioni che mi hanno spinto ad abbandonare il mondo reflex, ed abbracciare quello mirrorless. Sono sempre stato un grande sostenitore delle reflex, complice il fatto che la prima mirrorless che ho preso in mano non mi abbia fatto innamorare, anzi trovavo il mirino fastidioso e l’impugnatura ridicola. Sono passati alcuni anni e una Nikon D800 nel mezzo, grande attrezzo, sia in senso figurato che letterale. Scattare con un corpo macchina di quella categoria, regala delle sensazioni che non si possono spiegare, è una forma di puro piacere. Non parliamo dei file che venivano generati da quel sensore ad alta densità, quanti dettagli, quanta gamma dinamica e quanta soddisfazione per i risultati. Tutto molto bello, ma quel tutto stava per diventare non abbastanza.

Ora, intendiamoci, non è che non sapessi cosa stavo acquistando quando ho portato a casa la D800, anzi, le gioie regalate da quel corpo e da quel sensore hanno fatto passare un bel po’ di tempo prima che si instaurasse in me un’idea, una piccola idea che è diventata grande e dirompente.La degenerazione ha portato al disastro, la macchina chiusa nello zaino, a sua volta chiuso nell’armadio. Come sono arrivato a questo punto?

Immaginate una D800, con il battery grip, aggiungete una 70-200 2.8 e potete tranquillamente saltare un allenamento in palestra a settimana. Come posso viaggiare con una macchina che occupa da sola una borsa della moto? Come posso tenere appeso al collo un sistema fotografico di questa portata per una giornata? Il risultato è stato che sempre più spesso, io mi muovevo e la macchina stava in armadio. Inaccettabile, ho venduto tutto.

Per un anno e mezzo sono rimasto senza corpo macchina, ho venduto le ottiche Nikon, conservando solo quelle fisse e completamente manuali, nel frattempo sono andato in prestito di corpi macchina in base alle necessità. Con una splendida D600 ho fatto un matrimonio, bella ergonomia, buon sensore, qualche limite con i punti di messa a fuoco in fase di composizione, ma al prezzo in cui la si trova oggi nei mercatini, per me è perfetta.

Dopo quel matrimonio è iniziato il periodo in cui io e la scimmia ci siamo messi alla ricerca di un corpo macchina e di un corredo da restituire, fin dall’inizio ho pensato di essere in una situazione di grande vantaggio, non possedevo un corredo precedente da (s)vendere. L’unica ottica prime che mi è rimasta è un Sigma serie Art, 24-35 f2, sono libero di guardare il mercato nella sua interezza. Requisiti richiesti sono pochi, niente diavolerie eccessivamente tecnologiche, niente corpi macchina scomodi, vuoi per dimensione troppo piccola o peso troppo elevato, parole d’ordine leggerezza e feeling. L’occhio e il cuore cadono in casa Fujifilm, X-H1, vera ammiraglia, non compresa dal mercato e deprezzata da far paura. Un unico dubbio, il sensore APS-C. Rinunciare al full-frame? Davvero posso farlo? Davvero non me ne pentirò? Complice l’aiuto di un amico prendo l’auto e vado in negozio a toccare con mano la Fuji. Wow che corpo macchina, mi piace. Il prezzo è davvero folle. Ma il sensore è APS-C. Al diavolo. La compro. Ho lasciato le reflex, quel mondo meraviglioso, che (forse) non frequenterò mai più.

Prossimamente le mie prime impressioni, ma se avete una qualsiasi curiosità non esitate a scrivermi. Fujifilm X-H1

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