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Multimedia Content Developer

Il peso delle abitudini, dei giudizi e delle illusioni

Tecnologia, consigli e umanistica. Tutto intrecciato nello stesso articolo.

Sergio Migotto

11 minutes read

Anno 2011

Momento florido per il mercato smartphone, erano le battute finali di una realtà commerciale che di li a pochi anni non sarebbe più esistita. In quel preciso momento, noi tutti avevamo la possibilità di scegliere tra quattro piattaforme software:

  • Apple, con iOS
  • Google, con Android
  • BlackBerry, con Blackberry OS (BB10 sarebbe arrivato soltanto più tardi)
  • Microsoft, con Windows Mobile 7.5

Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2013, mi sono dedicato a provare tutte e quattro le piattaforme. Ciascun telefono era il mio telefono personale che usavo continuamente e che mi serviva per gestire la mia vita, niente recensioni fatte da altri, niente commenti da chi il sistema non lo aveva nemmeno mai tenuto in mano, niente influenze esterne, soltanto io, la mia vita normale e il mio telefono personale di turno.

In sostanza in un periodo compreso tra i due e i quattro mesi, cambiavo telefono. Non ero ricco, semplicemente fatto un certo investimento iniziale e utilizzando subito.it per proporre scambi alle persone, era possibile passare tra tutti i telefoni esistenti senza spendere 1€. In pratica ogni volta si trattava di reimpostare la propria vita digitale, su sistemi diversi e con caratteristiche differenti.

Ora, non è importante quanti telefoni ho cambiato, quanti scambi ho organizzato, quale sistema usavo per rendere il passaggio di piattaforma il più rapido ed indolore possibile o quale di essi, alla fine mi abbia fatto innamorare. Il punto fondamentale è che nel 2011, avevo voglia di fare tutto questo. Avevo voglia di imparare, di formattare, comprendere e soprattutto, avevo voglia di cambiare.

Anno 2020

Il pensiero di dover reimpostare il mio telefono mi provoca un certo fastidio, so che dovrò perdere un’ora o giù di li per reimpostare tutto, qualcosa ovviamente dimenticherò e puntualmente nel momento del bisogno mi troverò senza l’applicazione o il servizio che mi serve. Non parliamo di dover reimpostare il computer.

Intendiamoci, credo sia giusto così, un conto è avere il desiderio di scoprire a 14-16 anni, un conto è doverci lavorare con questi strumenti. Le abitudini però ci fanno impigrire, nella vita reale preferiamo la poltrona, nella vita mentale diventiamo meno elastici, meno aperti a nuove idee e soluzioni. E questo, non va affatto bene.

Sono pigro? Oppure ho trovato il mio workflow?

Tutte e due le cose, le aziende poi ci hanno messo del loro per portarci nel loro mondo e lì farci restare. Io sono un utente Apple da più di dieci anni, sia per ragioni di affetto verso il marchio, che per ragioni lavorative. In ambito creativo ci sono poche ragioni per lasciare una piattaforma del genere, ragioni che diventano sempre minori se oltre a un Mac, si inizia ad avere un iPhone, un Apple Watch oppure le AirPods. Più entri nel sistema, integri quel sistema con componenti pensate per darti un vero ecosistema, più uscirne diventa complicato e talvolta controproducente. Apple mi ha intrappolato nella sua prigione dorata.

Quello però che assolutamente non sono, è il talebano/fan boy del marchio. Vogliamo dire che sono un appassionato del marchio? Possiamo dirlo, ma prima di tutto sono un appassionato di tecnologia. In questo momento, mentre sto digitando questo testo sull’iMac, con una tastiera a switch meccanici Cherry MX Brown di Xiaomi, ho il mio iPhone sulla sinistra e un vecchio portatile HP con una derivata di Arch Linux, sulla destra. Convinti che non sono un talebano Apple?

Poco fa abbiamo citato il workflow, che in questo momento avviene su macchine Apple, potrei spostare il mio modo di lavorare su altre piattaforme? A livello lavorativo non mi conviene, l’integrazione dei sitemi hardware e delle risorse software mi permette di essere estremamente efficace con il sistema attuale. Potrei però fare qualcosa in ambito domestico, ma su questo ci torneremo.

Rimanere obiettivi

Talvolta resto molto dispiaciuto nel sentire come le persone si approcciano ai sistemi tecnologici, al modo in cui li giudicano, ai confronti che fanno. L’utente medio, quello su cui puntano gli uffici marketing, ragiona in un modo talmente chiuso e con frasi talmente costruite, che talvolta mi chiedo se oltre al telefono abbiano acquistato anche qualche azione della società che gli ha venduto il prodotto.

Arnaldo, nome di fantasia, ha appena sostituito il suo Huawei P8 Lite (Android) con un bellissimo iPhone 11 Pro Max. Arnaldo è molto fiero del suo dispositivo e va in giro dicendo a tutti i suoi amici che iOS funziona divinamente e che Android fa schifo. Arnaldo ha forse torto? Certo che no, sta solo facendo un errore grossolano, ha messo a confronto una Panda con una BMW. Se fosse obiettivo avrebbe confrontato due telefoni a parità di gamma e anno di produzione, esattamente come si fa normalmente con le auto, le scarpe, gli occhiali e un buon vino.

Ettorina, nome di fantasia, ha appena sostituito il suo PC Windows del 2009 con un bellissimo MacBook Air 2020. Ettorina è molto fiera del suo dispositivo e va in giro dicendo a tutti i suoi amici che MacOS funziona divinamente e che Windows fa schifo. Ettorina ha forse torto? Certo che no, ma sta facendo lo stesso errore di Arnaldo. Come si può paragonare la pizza e le banane? Se Ettorina fosse obiettiva avrebbe acquistato due macchine della stessa fascia di prezzo, oltre che dello stesso anno e dopo aver provato entrambe in modo approfondito, sarebbe stata libera di andare dai suoi amici a raccontare la sua versione dei fatti.

Ettorina e Arnaldo, stanno facendo cattiva informazione, criticando il lavoro di altre persone, senza alcun metodo, conoscenza e competenza per farlo.

Distinguere gli ambiti

Domestico, lavorativo o ibrido. Dopo anni di utilizzo ibrido, che sono gli anni in cui una figura professionale va formandosi, oggi posso scindere l’hardware che mi serve per lavoro da quello che uso per svago personale. Scindere l’hardware significa conoscere a priori che cosa viene acquistato in perdita e che cosa viene ammortizzato nel tempo. Se spendo 2000€ in ambito lavorativo, so che nell’arco di un certo periodo rientrerò della cifra spesa, al contrario, quello che spendo per svago non riuscirò mai ad ammortizzarlo, quindi sono perdite.

Distinguere gli ambiti permette di non cadere nell’errore di valutazione su cui puntano gli uffici marketing. Cioè farci comprare molto più di quello che ci serve, con conseguenze disastrose per il nostro portafoglio.

Il sogno del Mac

Come biasimare qualcuno per questo, macchine esteticamente meravigliose, affidabili e piacevoli da usare. MacOS poi, completa il cerchio. È vero il sistema si è notevolmente de-professionalizzato, anno dopo anno è stato reso più convergente verso iOS, questo per ragioni tecniche e ovviamente per coerenza, oltre che necessità di favorire gli utenti nel passo successivo all’aver acquistato un iPhone. Nonostante questo, resta un sistema estremamente curato, fin nei suoi dettagli più banali, ed estremamente stabile se confrontato con Windows.

Dal punto di vista hardware non credo sia necessaria la mia opinione sul fatto che sia sovraprezzato. Un PC con le medesime caratteristiche hardware costa sensibilmente meno di un Mac. Mac che mantiene un hardware tutto sommato mediocre anche nelle sue configurazioni di medio livello, se si vuole qualcosa di veramente performante le cifre richieste arrivano a numeri da capogiro. Ma, c’è un ma.

È un grave errore valutare la configurazione di un PC e un Mac allo stesso modo, perché di mezzo ci sono due sistemi operativi che non potrebbero essere più diversi. Raddoppiare RAM o CPU in un PC Windows, significa avere un salto prestazionale visibile a occhio nudo, sui Mac non è così. MacOS girando su una serie di computer molto limitati è estremamente ottimizzato, funziona sempre bene e in modo fluido, anche su configurazioni nuove, ma oggettivamente scarse. La potenza pura, serve solo in quei frangenti operativi settoriali, montaggio video, elaborazioni grafiche e poco altro.

Se il vostro sogno è possedere una macchina di Cupertino, non sarò certo io a fermarvi. Penso solo che siano strumenti dedicati maggiormente a certe figure professionali, lo erano nel 1984 e lo sono ancora nel 2020. Se siete utenti comuni, evitate di andare molto sopra a un MacBook Air, se siete utenti Pro, non avete certo bisogno di leggere queste righe. Vi lascio solo come risorsa, questo bellissimo articolo che amplia ulteriormente il punto di vista.

Quindi?

Quindi avvalendomi di quella che fino a qui, è stata una grande metafora tecnologica con qualche consiglio utile, vi ho dimostrato cosa significa vivere con il peso delle abitudini, dei giudizi e delle illusioni.

Le abitudini

Ci rendono pigri, poco attenti a cosa succede intorno a noi e altamente predisposti ad assumere per vera qualsiasi cosa si possa leggere su un tweet, un post o una storia. Non perdiamo tempo a informarci, non selezioniamo le fonti e talvolta diventiamo anche partecipi del gioco, condividendo notizie false, errate o incomplete. Più siamo giovani e meno ci interessa, più siamo vecchi e meno ascoltiamo.

Cambiare è difficile e diventa sempre più complicato farlo mano a mano che si invecchia. Uscire dai propri schemi, abbracciare nuove idee, studiare nuove o vecchie correnti di pensiero, richiede un sacrificio crescente. Dobbiamo abbattere le nostre abitudini che diventano muri sempre più alti, con il semplice scorrere del tempo. Iniziate ad abbatterli adesso.

I giudizi

Giudicare in modo efficace richiede competenza. Competenza, richiede studio e applicazione della materia. I giudizi assoluti non esistono, esiste quello che funziona o non funziona per me. Costruire barricate dietro un’idea, un prodotto, un marchio, significa avere l’inutile pretesa di essere onniscienti su quella tematica, ma noi siamo Sapiens non dèi, non ancora almeno.

La prova che nessun giudizio è assoluto, la troviamo nel nostro mondo liberale. Il sistema liberale moderno è sopravvissuto alla sua nemesi, il comunismo, facendo proprie le idee più rivoluzionarie elaborate da Karl Marx e soci. Il cambiamento e la capacità di cambiare hanno permesso al liberismo di sopravvivere e dilagare in buona parte del pianeta, mentre il comunismo, nonostante un momento in cui sembrava potesse diventare la nuova struttura sociale moderna è stato disinnescato, ma forse è meglio dire incorporato nel sistema liberale.

Impostare se stessi difendendo le proprie idee e fondamenti è ciò che ci rende creature pensanti, impostare noi stessi in questo modo ma lasciando aperto e ricettivo il canale dell’ascolto, ci rende creature pensanti migliori.

Le illusioni

L’intero mondo che ci circonda è composto da illusioni. L’organizzazione sociale, economica e teologica sono un insieme d’illusioni che governano le nostre vite, ma quando un esteso gruppo di persone crede nelle stesse illusioni esse non sono più definibili in quanto tali. Quelle illusioni, creano e mantengono unite intere comunità di persone. Viviamo secondo paradigmi creati dall’uomo, non più dalla natura, se i nostri antenati facevano sacrifici per ingraziarsi lo spirito di qualche divinità e sperare nella stagione delle piogge, a noi uomini moderni è sufficiente aprire un portale con le previsioni meteo.

Viviamo d’illusioni, gli uffici marketing ne creano di nuove ogni giorno, noi stessi ne creiamo di nuove ogni giorno. Quando raccontiamo qualcosa che abbiamo vissuto, è assai improbabile che la storia sia perfettamente aderente alla realtà e sia chiaro, non lo facciamo a posta, questa è la differenza tra il sé esperienziale e il sé narrante. Il nostro corpo in sincrono con la nostra mente, rilascia ormoni e altera i pensieri o i ricordi più particolari, il sistema funziona particolarmente bene per le esperienze più traumatiche.

Chiedete ad una donna immediatamente dopo il primo parto, se desidera avere un altro figlio, la risposta spesso è: “mai più nella vita, uno basta e avanza”. A distanza di qualche tempo, una combinazione di ormoni, amore per la nuova vita che cresce e l’alterazione operata dal sé narrante a scapito del sé esperienziale, porterà quella stessa donna a valutare in modo differente la traumatica esperienza del parto.

Orientarsi

Vi ho lasciato qualche spunto e forse generato qualche confusione, quindi mi pare corretto darvi un filo da cui partire per trovare il bandolo della matassa. Per la parte più umanistica del discorso, passate in libreria e iniziate dai due meravigliosi libri di Yuval Noah Harari. Per la parte più tecnica del discorso ho due persone da consigliarvi, la prima è Riccardo Palombo, seguitelo ovunque, dai Podcast a YouTube. Riccardo ha inoltre iniziato un progetto molto interessante, io l’ho supportato con una donazione, sia perché mi piace l’idea che ha avuto, sia perché trovavo giusto riconoscergli il gran lavoro che sta portando avanti.

Maurizio Natali, è la seconda persona che vi segnalo, qui siamo maggiormente nell’ambito Apple, con analisi, recensioni, news e soprattutto opinioni, ponderate, professionali e obiettive sul materiale di Cupertino.

Ed infine, se siete arrivati a leggere fin qui in fondo vi dico grazie e colgo l’occasione per segnalarvi che nel pannello contatti, ho aperto le iscrizioni per la newsletter. Un modo per tenervi aggiornati di tanto in tanto, fornirvi qualche anteprima o contenuto particolare, oltre che riassumere quello che potreste aver perso. Una mail ogni tanto, quando serve.

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