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#GuestPost - È questione di obiettivi

Vivendo nell’era dell’informazione siamo costantemente sottoposti a un quantitativo di nuovo materiale che fino a un paio di decenni fa sarebbe stato impensabile.

Michele Zuppichin

5 minutes read

Il progresso della tecnologia dell’informazione sta raggiungendo sempre più persone in un’ottica di positivo entusiasmo collettivo.

Dobbiamo applicare il progresso alla qualità delle nostre stesse vite, sia individualmente che collettivamente.

– Richard Koch, The 8020 Principle, The Secret of Achieving More with Less, Nicholas Brealey Publishing, 1998

Ventidue anni fa, eppure perfettamente calzante. Chiunque in un paio di tap sul proprio smartphone ha a disposizione intere enciclopedie e contenuti di ogni genere e forma. E quale miglior uso per questo surplus di informazione se non aumentare il proprio bagaglio di skills per risultare più efficiente e competitivo?

Solo il 20% delle risorse è davvero cruciale in termini di realizzazione. Il resto, la grande maggioranza, dà solo un contributo simbolico allo sforzo complessivo. [… ] Anche se lavori per una grande corporazione dovresti pensare a te stesso come un’azienda indipendente, lavorando per te stesso, pur restando nel libro paga della Monolith Inc.

ibidem

Chiunque può imparare letteralmente qualsiasi cosa, secondo l’ottica di miglioramento personale tesa a sviluppare le abilità individuali più spendibili per essere più competitivi.

Ci sono ottimi video-tutorial su YouTube per imparare a fare il punto puff con l’uncinetto, le flessioni a diamante, la programmazione funzionale, il caffé napoletano, la business intelligence e la pronuncia del cinese mandarino.

Ci sono interi corsi online su come diventare individui più consapevoli, più presenti, più attivi, sessualmente inarrestabili, vincenti sotto ogni aspetto della vita. Gli stessi corsi, di solito verso la lezione 4, spiegano come rallentare il ritmo dei pensieri e prendersi il proprio tempo per osservare la propria interiorità, quindi propongono esercizi di mindfulness, scrittura creativa, diari terapeutici e diari interstiziali, esercizi di compassione, routine mattutine di respirazione e yoga del sorriso…

Non ho ancora trovato un tutorial che mi spieghi il perché.

  • Perché imparare?
  • Perché praticare?
  • Perché applicarsi?
  • A chi può essere utile?
  • Deve essere utile?

La mia esperienza

Nella mia personale esperienza di programmatore autodidatta la frase che avrò ripetuto di più negli ultimi anni è senza dubbio:

Che meraviglia il {{ linguaggio di programmazione random }}! Devo assolutamente impararlo, adesso inizio un tutorial “From zero to Hero”.

Io, innumerevoli volte

Questo ha prodotto un numero incalcolabile di file test.* nella mia $HOME. Ogni volta ho avuto modo di imparare sfumature nuove dei vari linguaggi, ogni volta ne ho tratto qualcosa di interessante, ma raramente sono andato oltre la terza lezione. Molte frazioni di abilità, molte visioni simili ma frammentate di un fenomeno: la sindrome da Volume A dell’Enciclopedia.

Eppure ho il sospetto che potrebbe non essere necessariamente un male.

Essere ricettivi verso nuove suggestioni e verso nuovi stimoli rende la mente fluida e pronta ad accogliere idee nuove da vari e disparati ambiti della conoscenza personale. Se la strada che devo percorrere è ostruita da un grande masso farò molta fatica ad andare oltre se mi ostino saltare il masso. Meglio è aggirarlo deviando per la via accanto.

La fluidità è un requisito fondamentale in un periodo di ipertrofia dell’informazione, quindi nessuna remora ad iniziare l’ennesimo tutorial. Ma bisogna tenere a mente perché iniziarlo, e questa consapevolezza deve essere il filo conduttore nell’apprendimento.

Devo essere conscio e consapevole della mia scelta.

Consapevolezza e Coscienza

L’Enciclopedia Treccani definisce un vocabolo in termini dell’altro, in una ricorsione che ci rende meno immediata la distinzione, userò quindi due termini inglesi Consciousness e Awareness nell’accezione di:

  • Consciousness: coscienza razionale e percezione di sé
  • Awareness: consapevolezza degli stimoli che riceviamo dall’ambiente che ci circonda

Nel valutare la mia predisposizione dovrò osservare la mia Consciousness:

  • Cosa voglio ottenere?
  • Qual è il mio obiettivo?
  • Che aspettative ho io verso me stesso?
  • Sono disposto a fallire?

Ottimo sforzo, eppure la sola introspezione è necessaria ma non sufficiente ad avere il quadro generale: bisogna calare le nostre decisioni nel contesto che ci circonda. È necessario quindi osservare anche la propria Awareness:

  • Sono io a decidere o lo faccio per soddisfare qualcuno?
  • Che aspettative hanno gli altri verso di me?
  • Sono disposto a trovare il tempo da dedicare al mio progetto?

Quando si riusciranno a coniugare entrambe le visioni allora non si cardà vittima di valutazioni parziali.

Così facendo riuscirò a delineare il mio obiettivo.

Questione di obiettivi

Mantenendo chiaro il mio obiettivo dovrò far sì che esso diventi il metro di giudizio per valutare le mie scelte in relazione alla mia decisione.

La parte difficile, quella che non viene specificata nei video-tutorial, è la capacità di non giudicare il proprio obiettivo. Devo essere in grado di valutarlo senza farmi influenzare da preconcetti miei o altrui.

Il mio obiettivo è solo un obiettivo, mi serve per farmi guidare lungo la strada che ho deciso di percorrere ma non è immutabile. Gli obiettivi possono essere mutevoli come mutevole è il mio animo durante la giornata, e non c’è infamia ad abbandonare un obiettivo per abbracciarne un altro, se questo è bene per me in relazione al mio obiettivo.

Non confondere la fissità con l’equilibrio.

Conclusioni

Nell’era dei video-tutorial sarebbe una follia non ricorrervi per estrapolare più informazione possibile, per fare incetta di abilità nuove e variegate, per accedere a una mole di sapere vastissima e disponibile a chiunque.

Abbiamo la grande possibilità di imparare ogni giorno una nuova arte, una nuova tecnica, ed è tutto potenzialmente gratuito.

Tuttavia per non arenarsi in un eterno inizio bisogna sapersi porre un obiettivo in base al nostro stato interiore e al contesto in cui ci troviamo a vivere. Una volta identificatolo, dovremo agire rispettando il nostro obiettivo fintantoché sarà utile per noi.

Tenendo presente quale sarà il punto d’arrivo non c’è paura a vagare da un tutorial all’altro, dalla programmazione Rust alle basi dell’armonica Blues. Non c’è frustrazione a cominciare per l’ennesima volta una nuova strada perché ogni nuova strada può solo aumentare la mia fluidità e mantenermi fluido e reattivo ai cambiamenti.

Sapendo qual è il mio obiettivo accetto di poter fallire, solo così potrò davvero imparare.

Don’t be afraid of being Nothing, because you can become whoever you like.


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