Ciao, io sono Sergio.

Multimedia Content Developer

Ciò che rimane di noi

La mia riflessione. Non è corta o politicamente corretta. Ma è sincera.

Sergio Migotto

16 minutes read

Quando ho iniziato a scrivere questo articolo, non sapevo esattamente dove volessi andare a parare. Ora che sono alle battute finali, so per certo che non avevo un obiettivo, bensì tanti spunti e qualche informazione.

All’inizio della quarantena ho iniziato ad appuntare piccole cose, che a distanza di qualche settimana sono diventate veramente tante. Troppe per lasciarle disperse nelle mie note, il COVID-19 ha delle conseguenze evidenti note a tutti, ma ha anche dei risvolti secondari, per fortuna molto meno gravi del virus di per sé, ma non comunque trascurabili. Vediamoli insieme ma vi avviso, non sarà un articolo corto, politicamente corretto o leggero, ma di sicuro è sincero.

Iniziamo dicendo che COVID-19, è una sigla composta che ha un significato preciso, in base a precise regole stabilite dall’OMS:

  • CO” indica corona
  • VI” indica virus
  • D” indica disease (“malattia” in inglese)
  • 19” indica l’anno in cui è stato identificato

La specie del nuovo coronavirus è SARS-CoV-2.

Siamo di fronte alla stessa famiglia di virus, che alcuni anni fa era salita alla ribalta e conosciuta da tutti come la SARS. Leggendo questa sigla sappiamo quindi che ci troviamo di fronte ad una malattia che causa una Severe Acute Respiratory Syndrome, dovuta dalla famiglia dei CoronaVirus, -2 per non confonderla con la SARS precedente.

Il COVID-19 mi ha insegnato molte cose, non a lavarmi le mani spesso o a coprirmi il naso quando starnutisco, queste sono cose che un’educazione civica di una persona normale, dal mio punto di vista, dovrebbe avere come dotazione di base. Bensì mi ha ricordato cosa siamo in quanto esseri umani.

Perché non ci vogliono in giro?

Limitare il contatto tra le persone, blocca la catena di diffusione del COVID-19, che ricordiamolo, è una creatura vivente con il solo scopo di sopravvivere e proliferare, secondo la sua natura. Questo virus ha un decorso tale per cui, il rischio di aver bisogno della terapia intensiva è molto alto. La traduzione semplice di terapia intensiva è: tubo in gola e macchina che respira per noi.

Ora, i posti di terapia intensiva sono limitati, richiedono attrezzatura particolare e personale specializzato che assista i pazienti. Non voglio dare numeri, anche perché cambiano in continuazione, ma facciamo un esempio teorico.

Una Regione ha a disposizione 400 posti di terapia intensiva, in una situazione normale ampiamente sufficienti alle esigenze sanitarie, arriva COVID-19 e la richiesta di terapia intensiva aumenta improvvisamente, i posti disponibili diminuiscono. Le persone non riducono i contatti, la malattia prolifera, occupati i 400 posti disponibili si deve iniziare a scegliere chi vive e chi muore. Lo ripeto, si inizia a decidere a quali persone collegare i respiratori e a quali no. La priorità diventa quindi proteggere la tenuta del sistema sanitario, attraverso le direttive emanate dal Governo viene quindi reso operativo il lockdown.

Tana libera tutti

Quando ha avuto inizio il lockdown italiano, è emerso fin da subito la profonda differenza strutturale tra un Paese democratico occidentale e la Repubblica Popolare Cinese. Ora, la Cina è stata un regime dittatoriale per buona parte del ventesimo secolo, ad onor del vero, qualcuno sostiene che sia così ancora oggi. In qualunque modo voi la pensiate, credo che possiamo concordare che nonostante il nome di Repubblica Popolare, lo stato centrale cinese abbia delle possibilità d’intervento, non replicabili in occidente.

Con possibilità d’intervento non replicabili, intendo potere assoluto di limitazione delle libertà personali. Quando in Cina vi dicono di stare a casa, voi state a casa. Non vi stanno gentilmente chiedendo di uscire il meno possibile, non vi forniscono moduli di auto-certificazione e non vi fanno inoltrare nessuna richiesta al Prefetto per riaprire la vostra unità produttiva. Il Partito vi ordina di stare a casa, fine.

La combinazione di potere e forza economica, fornisce due carte da giocare:

  • imporre a milioni di persone cosa fare della loro vita, in senso assoluto
  • accettare di bruciare milioni di $ al giorno, bloccando quella che di fatto, è la fabbrica dell’intero pianeta

Queste carte funzionano, poiché si basano su due consapevolezze nella mente di Xi Jinping:

  • il popolo obbedisce diligentemente all’apparato statale
  • l’economia cinese accetta di bruciare un fiume di soldi oggi, certa del rimbalzo domani

I cinesi sono riusciti a combattere il virus e seppur con limitazioni e attenzioni, si stanno rimettendo in marcia, ma la strada da loro battuta, non può essere calpestata da un qualsiasi Paese che si ritenga democratico, o che abbia un’economia precaria.

Qualunque Paese senza le caratteristiche della Cina, sta giocando una delicata partita per mantenere un equilibrio tra il salvare le persone e il proteggere la propria economia. Ogni volta che viene pensato un DPCM, bisogna considerare attentamente le conseguenze di ogni azione e fare in modo che la barca non oscilli troppo da un lato o dall’altro. Rovesciarsi, in questa tempesta, è facile.

I Social non sono il problema

Non è la prima volta che espongo questa tesi, qualcosina avevo già tirato fuori in questo articolo su oggiTreviso, ma questa situazione ha chiuso il cerchio. I social lo sappiamo sono posti strani, qualcuno è più disastrato di altri e con una concentrazione di cretini su utenti veramente alle stelle. Anni fa, con un pensiero, lo riconosco, anti-democratico, meditavo sul fatto che il crogiolo della questione fosse aver dato con questi strumenti, la parola a tutti. Competenti, incompetenti, laureati all’Università della Vita, complottisti, oltre ovviamente, agli esperti del tema del momento, perché se si gioca un Mondiale di calcio sono allenatori, se bisogna scrivere la Finanziaria sono economisti, se si corre la MotoGP diventano piloti e infine se scoppia una pandemia, direttori dell’OMS.

Io ho sbagliato.

Ho criticato lo strumento, quando non mi sono reso conto che queste persone esistevano dai tempi di Adamo ed Eva. Il punto è che se prima del 2006 eri cretino, lo sapeva solo la tua famiglia. Nel 2020, se sei cretino, lo sanno per certo tutti i tuoi contatti sociali. E lo sanno perché è provato, che più sei cretino e più crei, pubblichi e condividi contenuti cretini. Commentare qualcosa pubblicamente, è un atto di responsabilità, ci rendiamo responsabili di quello che stiamo scrivendo e in sostanza, dicendo al mondo.

Sussiste però un problema percettivo, lo schermo non da la stessa percezione dell’essere in piedi davanti all’agorà di Atene, non ci rendiamo conto che se parliamo a vanvera, ci sono migliaia di persone che percepiscono quanto siamo incompetenti. Prima di premere “like”, “invia” o “condividi”, considerate di essere nell’antica agorà ateniese, se siete davvero consci di quello che state dicendo, se avete la reale conoscenza per esporlo e giustificarlo con la necessaria educazione, procedete.

In caso contrario, il silenzio è la più grande forma d’intelligenza moderna.

All’interno del contesto dei contenuti cretini, ci sono le fake news. Ne ho viste e lette di tutti i colori, dal 5G alla creazione del COVID-19 in laboratorio, passando poi ai sistemi di cura. Le fake news non sono un problema in quanto tali, lo diventano quando il loro contenuto spinge le persone a comportarsi senza alcuna logica. Comportarsi senza alcuna logica, vuol dire leggere e non verificare e si ritorna al vecchio detto: se ti dicessi di buttarti sotto un treno, tu lo faresti?

Tutto è possibile in questo mondo, da un virus creato in laboratorio, ad una tecnologia che si scopre essere dannosa (ricordate Eternit?), ma servono i fatti, non le chiacchiere, le ipotesi e le teorie. I fatti, concreti e inconfutabili rendono le cose chiare ed inattaccabili, ma soprattutto reali e tangibili.

Distruggere le antenne 5G o assumere medicinali senza fondamento medico, non ha mai salvato nessuno, anzi. Mi limito quindi a dire questo, ricominciate a pensare come se aveste 4 anni. Rientrate di prepotenza nell’era in cui chiedevate “perché?” trecento volte al giorno, ponetevi questa domanda continuamente. Cercate il perché in quello che leggete e iniziate a seguire fonti autorevoli, non i gruppi Facebook, o i tweet dei politici.

Condividere fake news, dare loro visibilità, significa far crescere in modo esponenziale la disinformazione tra le persone, se rilanciate una di queste notizie in un gruppo di venti persone e quelle venti persone fanno altrettanto in altri gruppi, vi rendete conto di quale danno diventate i promotori? Auguri poi, a raggiungere tutte le persone interessate, per comunicare loro che la notizia era falsa.

Le fake news non uccidono, ma la stupidità si.

Infine vi traduco uno screen che ho fatto alcuni giorni fa ad una storia Instagram di Yuval Noah Harari:

Se qualcuno cerca di convincerti, con una teoria cospirazionista sull’origine e diffusione del coronavirus, chiedi prima a costoro di spiegarti che cos’è un virus e come questi causino una malattia. Se non ne hanno idea, non credere alle loro teorie. Una laurea non è necessaria, ma la conoscenza della biologia di base lo è.

Il teorema del caos

Tutti noi prima della nostra gita domenicale, guardiamo le previsioni meteo, chiamano sole ma l’indomani mattina ci svegliamo e piove. Sapete perché non esistono, nel 2020, previsioni del meteo affidabili? Bravissimi, il teorema del caos.

Ora dietro ad un nome così alla moda, si nasconde una base matematica vastissima che descrive l’imprevedibilità dei sistemi complessi. Una farfalla batte le ali a Tokyo e a New York arriva il temporale. Questo è l’effetto farfalla, il concetto è che gestire e prevedere sistemi complessi come il meteo è impossibile, non importa la potenza di calcolo a disposizione. Non possiamo considerare tutte le variabili dell’equazione e una piccolissima variazione, di una piccolissima variabile iniziale trascurata, causa l’instabilità e il collasso dell’intero sistema.

Il COVID-19 ai miei occhi, è un agente al servizio del caos. Una cosa microscopica sbucata in Cina, viene trascurata nel calcolo iniziale e dopo una serie di interazioni l’esplosione è esponenziale. Ma non solo per questo considero il COVID-19 un agente al servizio del caos, ha anche un’altra caratteristica peculiare dei sistemi caotici. È equo.

Equo nel senso che non guarda in faccia nessuno, non importa chi sei, cosa fai o cosa hai fatto, quanti anni hai, che grado d’istruzione hai raggiunto, se sei ricco o povero, la tua posizione politica e sociale. Per lui sei uguale a tutti gli altri esseri umani, un ospite nel quale insediarsi e proliferare. Il virus come il caos è equo, l’essere equi è qualcosa che la nostra società aveva tranquillamente scordato.

Flusso di conoscenza

Siamo tutti a casa. Lo sono io, lo siete voi, lo sono le persone più influenti ed intelligenti dei rispettivi ambiti. Siamo costretti a trovare nuovi modi di comunicare, qualcuno d’intrattenere, altri di formare. Tutto questo ci porta nel mezzo di un incredibile flusso di conoscenza che si riversa in rete. Io ho acquistato corsi, seguito live, ascoltato podcast, consumato libri, stracciato quaderni di appunti, evidenziato e sottolineato l’inverosimile. Nel giro di un mese ho acquisito conoscenze e studiato materie, che in un periodo normale avrebbe richiesto 6-8 mesi, almeno.

Stare a casa non fa certo piacere a nessuno, privarsi degli affetti per così tanto tempo rende tutto un po’ più pesante. Ma non abbiamo alternative e l’unica cosa che possiamo fare è sfruttare il bene più prezioso che abbiamo da sempre, il tempo.

Il tempo adesso non ci manca e farlo fruttare è un nostro dovere, talvolta anche abbattendo il nostro essere occidentali europei. Dico questo perché siamo profondamente diversi dai nostri cugini americani per esempio, a noi piace elucubrare all’infinito, siamo capaci di passare mesi o anni a studiare qualcosa per poi non concludere mai niente. Siamo una stirpe di pensatori, a cui manca l’ultimo passo. Gli americani invece applicano la filosofia del “Go, Go, Go”. Impostate le basi, partono e fanno, si muovono, risolvono i problemi che incontrano ed evolvono l’idea iniziale. Imponetevi di fare, o meglio di concretizzare. Tutto ciò che resta nella nostra testa, non esiste.

Non è inoltre necessario reinventare la ruota ogni volta. Non ne abbiamo bisogno, il genere umano è comparso sulla terra milioni di anni fa, in tutto questo tempo abbiamo accumulato conoscenza che oggi, più che mai, è a portata di mano. Sfruttiamo questa conoscenza, ogni generazione può fissare il punto di partenza dei propri studi molto più avanti di quella precedente, cercate e cogliete le shortcut (scorciatoie) che vi sono messe a disposizione. La conoscenza che una persona ha acquisito in anni di studio sulla materia, io posso acquisirla in ore di corso svolte da quella stessa persona, posso risparmiare anni e spenderli nel proseguo della ricerca, per arrivare molto più lontano rispetto al punto in cui ho preso il testimone.

Ieri era impossibile, oggi lo facciamo

Situazioni di emergenza, comportano soluzioni di emergenza. Lo Smart Working non è che non esisteva a Febbraio 2020 ma è nato per necessità a Marzo dello stesso anno, a voler essere precisi, un sacco di persone lavorano in Smart Working da anni. Non avete pensato ai liberi professionisti? Ho serie difficoltà a nominare delle categorie che non abbiano mai fatto Smart Working, solo non sapevano si chiamasse in questo modo.

Non tutti hanno bisogno di recarsi in ufficio per essere al lavoro, schiere di manager e commerciali, programmatori, designer, creativi, architetti, ingegneri, quante di queste persone hanno davvero bisogno di un ufficio per 8-10 ore al giorno, 5 giorni la settimana? Una situazione come quella attuale, premia chi ha avuto la lucidità di comprendere un mondo che cambia, predisporre le proprie infrastrutture in tempo di pace ed essere oggi premiato, in tempo di “guerra”.

A tutti gli altri resta una constatazione, se quello che ieri era impossibile oggi lo stiamo facendo, non sarebbe il caso di ripensare a quello che si ritiene impossibile?

La mia speranza è che l’evoluzione forzata che alcuni hanno dovuto subire, non lasci il posto ad una spettacolare capriola all’indietro quando le cose miglioreranno. Questa esperienza ci ha insegnato qualcosa, riusciremo ad accettare l’insegnamento o sprofonderemo di nuovo, nell’arroganza delle vecchie posizioni?

La generosità esiste ancora

Io sono veneto e come buona parte dei veneti a pranzo mi sintonizzo su Antenna Tre per sentire il Governatore, Luca Zaia, nell’ormai tradizionale conferenza stampa, in cui fornisce i dati e comunica le novità sull’emergenza. Sempre o quasi sempre, dedica un piccolo spazio per ricordare i donatori, che aiutano e sostengono la Regione nello sforzo economico contro il COVID-19. Ebbene, tra i tantissimi donatori, qualcuno è arrivato con cifre nell’ordine dei milioni di euro.

Mi sono commosso. Non per la cifra della singola donazione, ma per il senso di solidarietà e comunità che si è creato, non sono cose che si vedono spesso e trovarle in questi momenti ha un impatto ancora maggiore. Se proprio vogliamo parlare di cifre, un solo appunto voglio fare, non scivoliamo nel banale dicendo che chi è più benestante è normale che possa donare 5 milioni di euro.

Donare è sempre un atto di grande generosità, avere più potere economico non vuol dire automaticamente essere disposti a donare cifre enormi. L’atto di donazione è un qualcosa che nasce dal profondo dell’animo umano, ridurlo adducendo che tanto quella persona può permetterselo, dimostra una superficialità disarmante.

Le donazioni hanno tutte la stessa importanza e dignità, una donazione è resa tale dal gesto, non dalla cifra.

Come vi accennavo qualche articolo fa, io ho concentrato i miei sforzi su un progetto realizzato da Riccardo Palombo, fornire un PC a tutte quelle scuole che hanno bisogno di macchine per gli studenti che ne sono sprovvisti. In questo modo possono seguire le lezioni, o comunicare con amici e parenti. La cosa è andata alla grande e sta andando ancora, quindi nel caso siete ancora in tempo per dare una mano.

Il piano B

Se quella che stiamo vivendo in questi giorni, è essenzialmente una crisi sanitaria, quella che arriverà sarà sicuramente una crisi economica. Possiamo sbilanciarci ad immaginarne la portata e gli effetti, ma senza dilungarci l’unica cosa che dobbiamo guardare è la forma della curva di ripresa, potremo trovarci con una “L”, o una più auspicabile “V”.

  • Curva a “L“: a seguito di un crollo economico improvviso e verticale, corrisponde una ripresa lenta e piatta. Basta riportare la memoria alla crisi del 2008 per ricordare cosa significa curva a “L”.
  • Curva a “V“: a seguito di un crollo economico improvviso e verticale, corrisponde una ripresa istantanea, un rimbalzo dell’economia. Questa è la soluzione che ogni Paese al mondo auspica.

Quello che contribuisce alla definizione di una delle due curve, è un argomento talmente vasto e complesso che non può essere sviluppato in questa sede, ma almeno ora conoscete la base di partenza per continuare il ragionamento.

Viene da sé che se la ripresa dopo questa crisi, fosse con una curva a “V”, non avremo motivo di preoccuparci troppo, ma nessuno ha la sfera di cristallo e non si può scrivere quello che non è ancora successo. In questo momento di pausa, o di lavoro rallentato, è bene concentrarsi su una curva ad “L” e soppesare le alternative che abbiamo nello scenario peggiore. Ragionare con calma su una possibile problematica, ci aiuta a rimanere lucidi, ragionarci quando siamo già nella spirale della problematica, vuol dire mettere al posto di guida il panico.

Ognuno di noi lavora in ambiti diversi, che possono rispondere alle situazioni di crisi in modo diverso, pensate per esempio al settore del legno e della plastica nel 2008. Se le cose andassero male, quali alternative abbiamo nei nostri settori? Dov’è bene concentrare le energie e spostare equilibri e risorse fin da subito?

Il 2020 potrebbe essere un anno disastroso per molti, dal turismo con i suoi lavoratori stagionali, ai matrimoni e il loro immenso indotto composto da camerieri, ristoratori, organizzatori di eventi, fotografi, DJ, fioristi. Non è esente dal problema nemmeno il settore industriale, viviamo in un mondo globale, costituito da sinergie tra realtà e Paesi sparsi nel globo, se io riparto ma i miei clienti o partner sono fermi, non posso fare molta strada da solo.

Questo problema è di tutti e non finirà quando nella mia Regione saranno finite le restrizioni e torneranno ad aprire i bar.

Spartiacque

Quindici anni fa, passeggiando per Venezia, sorridevamo osservando quei giapponesi mingherlini con le reflex al collo e la mascherina sul volto. Sorridevamo, perché fotografavano ogni cosa, dal cibo alle fughe delle piastrelle. Sorridevamo, perché indossavano delle mascherine sul volto e non era carnevale.

Oggi le cose sono cambiante, non sorridiamo più, perché con le foto siamo pure peggio dei giapponesi di quindici anni fa. Non sorridiamo più, perché anche le mascherine non sono più così lontane dalla nostra normalità. A dire il vero, non sono nemmeno convinto che torneranno ad essere una peculiarità dell’area asiatica.

Febbraio è stato uno spartiacque, tra un mondo che c’era prima del COVID-19 e un mondo che verrà dopo il COVID-19. Non torneremo alla situazione precedente, né a quella normalità.

Chi non capiva prima, non capisce ora

Quello più furbo degli altri, si è dimostrato furbo anche nell’emergenza. Quando la propria città viene messe in quarantena lui va a sciare, o si trova con gli amici a fare la grigliata. Qualche anno fa mi sarei arrabbiato parecchio, ma oggi sono diverso rispetto a ieri. Oggi semplicemente non biasimo le persone per i loro errori, ma pretendo che ne paghino il prezzo. Il resto lo trovate in un foglio appeso a lato della mia scrivania.

La gioventù invecchia, l’immaturità si perde via via, l’ignoranza può diventare istruzione e l’ubriachezza sobrietà, ma la stupidità dura per sempre.

– Dal film: Il club degli imperatori di Michael Hoffman.

Gratitudine

No, non sto parlando del libro di Oliver Sacks, anche se è un gran bel libro. La mia gratitudine va a tutte le persone che in questo periodo si sono impegnate, messe a disposizione e fatto turni strazianti per aiutare, in qualunque modo le persone in difficoltà. Non posso nominare le singole persone o le categorie, dimenticherei sicuramente qualcuno, ma per quello che vale, vi dico semplicemente grazie!

Recent posts

See more

Categories

About

Me & Website...