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Considera le Guzzi

Le moto più famose che non conosce nessuno.

Sergio Migotto

11 minutes read

Nella speranza che la stagione motociclistica 2020 possa presto iniziare, mi sono ritrovato a riunire qualche idea e fare questa riflessione su uno dei marchi storici del panorama italiano, che al contempo, è il più sconosciuto tra i giovani motociclisti. Le moto più famose che non conosce nessuno.

Tutti quanti noi abbiamo in mente le quattro grandi case Giapponesi (Yamaha-Honda-Kawasaki-Suzuki), la teutonica BMW, l’austriaca KTM, le italiane Ducati e Aprilia. Quando va bene qualcuno ricorda anche le MV Agusta, belle e dannate, o le Benelli, ma quanti citano Moto Guzzi? Quasi nessuno.

Eppure è un’azienda italiana nata prima, a volte molto prima, dei nomi più famosi che possono saltare in mente al motociclista moderno. Parliamo di una realtà che ha inventato e sdoganato moltissimi concetti tecnici e soluzioni costruttive innovative, avete mai sentito parlare dell’otto cilindri a stella? O dell’ancora attuale e meraviglioso V2 trasversale? O della scelta della trasmissione cardanica, iconica per Guzzi quanto per BMW?

Guzzi per me

Quando ho iniziato a girare in moto l’ho fatto su una Guzzi. La mia prima moto è stata una Guzzi. Credo di poter dire che appartenessi ad una piccola minoranza di giovani che cavalcavano una Guzzi, personalmente non ne conosco altri, ad esclusione ovviamente di mio fratello. Brothers in Guzzi. (La foto in apertura rappresenta proprio questo)

Essere parte del mondo Guzzi è un esperienza magica/tragica e parte da una certezza, quando dici che moto hai, non la conosce nessuno. Sia essa una Breva, un V11, una Griso, una LeMans o una Stelvio, tutti ti guardano con sguardo perplesso, imbarazzato e colpevole. Nel loro volto si dipinge un quadro astratto di indecisione, tipica di chi non ha assolutamente idea di come sia fatta la tua moto, ma che allo stesso tempo ha un viscerale senso di colpa nel non poter ricambiare la gioia con la quale tu, povero Guzzista orgoglioso, hai enunciato il tuo mezzo. A quel punto, la foto sullo smartphone è l’unica via che risolve in qualche modo l’impasse.

Ma non è finita, in buona parte dei casi la visione della foto è il preludio che mette la parola fine alla gioia di vivere del Guzzista. Perché è in quel preciso istante, che il nostro interlocutore assolutamente senza cattiveria, formula una delle seguenti frasi:

  • “Ah bella, sembra una BMW”
  • “Ah bella, mai sentita questa Guzzi”
  • “Ah bella, ma aspetta hai detto Guzzi? Ma dai, le fanno ancora?”

E voglio essere chiaro, questa non è la situazione peggiore.

In ogni caso, come dicevo, motociclisticamente parlando sono nato con le Guzzi e posso affermare che nessun’altra moto, mi regala la stessa gioia di quando mi siedo su un’aquila e premo l’accensione. Il suo Twin trasversale, con la sua caratteristica coppia di rovesciamento1 , la trasmissione CARC2, le vibrazioni e tutte le sue imperfezioni o incognite tecniche, tutto questo rende l’esperienza straordinaria, sempre. Si perché non dimentichiamo, che stiamo parlando di una realtà che esiste a Mandello del Lario dal 1921, ma che tutto sommato, nonostante in questi ultimi anni abbia alle spalle il gruppo Piaggio, ha mantenuto un approccio e un concetto molto artigianale. Si sente nelle loro moto, per lo meno nelle moto che ho avuto il piacere di guidare io, quella forma di artigianato italico, se capite a cosa mi riferisco. E sia chiaro è una percezione ben diversa da quella che per esempio traspare da una Ducati.

In Ducati hanno il dono di far sembrare artigianale una moto, che diciamocelo, oggigiorno è tanto industriale quanto una BMW, non è una cosa negativa anzi, ma in una Ducati o BMW difficilmente troverete delle sbavature, delle imperfezioni di progetto, delle soluzioni arrangiate al volo o il bollino del controllo qualità appiccicato dietro al porta targa. Sarebbe strano il contrario visto quello che costano, direte voi.

In una Guzzi si percepisce l’amore di chi quella moto l’ha costruita. Quando capitano errori che richiedono la sostituzione della distribuzione del motore o difetti congeniti all’avviamento per cui ti fermi a far benzina e il motore non riparte più, il tuo io più profondo giustifica la svista, quasi fosse una caratteristica di cui andare fieri. Appartenere a questa famiglia è un esperienza unica, che non termina quando si passa ad un’altra marca. Io oggi guido una Ducati, ma non per questo mi sento meno Guzzista di ieri. Che esseri strani, questi Guzzisti.

Atto di fede

Comprare una Guzzi è un atto di fede, nel senso che sei consapevole che non stai acquistando la moto che vibra meno, con l’elettronica più raffinata, con il miglior servizio di assistenza o con la reputazione più alta sul mercato. Stai acquistando un pezzo di metallo inanimato, che tante volte ti farà sorridere e altrettante ti farà cadere le braccia per i suoi inconvenienti. Non voglio nasconderlo, io di rogne e rognette ne ho avute diverse, dalla mancata accensione al distributore, alla difficoltà di tenere il minimo in quota, al sensore dell’olio che impazzisce. Questi sono tutti problemi congeniti, la moto è nata così e non sto scherzando.

Ora per un qualsiasi cliente di altra marca, queste cose sono quanto meno insolite, in Guzzi sono piuttosto normali e ogni modello ha un po’ le sue, Guzzi arriva a trenta ma raramente fa trentuno.

Certo una cosa bisogna dirla, in Guzzi non si è mai lesinato sulla componentistica, sospensioni di qualità, tubi in treccia, freni Brembo, frizione idraulica, luci a LED, la mia cara vecchia Breva 850 del 2007 aveva tutte queste cose, alcune ben più moderne giapponesi non sanno nemmeno di cosa sto parlando. Ma soprattutto non si lesina sulla bellezza delle singole moto, ci sono esemplari che hanno più di 20 anni e sembrano usciti ieri.

Non parliamo poi di come ci si senta palesemente diversi. Non si è simili a nessun altro clan motociclistico, quando si incrocia un’altro Guzzista per strada è subito gran festa, soprattutto perché è probabile che sia il primo avvistamento dopo uscite in cui il conteggio delle Guzzi, resta inesorabilmente a zero.

Ah e c’è dell’altro, con le Guzzi potete fare degli esperimenti sociali, pronti? Dunque, parcheggiate la moto da qualche parte e allontanatevi il giusto per permettere alle altre persone di avvicinarsi senza sentirsi invadenti. Una Guzzi parcheggiata attrae la gente, come un fiore attrae le api. La guardano, la osservano, la indicano, ci girano intorno, discutono tra di loro, la moto genera una sana curiosità, vuoi perché non sono diffuse quanto una GS, vuoi perché il loro motore trasversale ha un che di strano, vuoi perché sono incredibilmente belle, ma la gente arriva, sempre. Poi ti chiedono informazioni, vogliono sapere tutto, perché non stiamo parlando di qualcosa di conosciuto dalla massa, o di analizzato fino alle rondelle dalle riviste del settore e alla fine ti confidano quel piccolo e gioioso segreto che custodiscono nel cuore, anche il loro nonno o il loro babbo, aveva una Guzzi. Anche il mio di nonno aveva una Guzzi, il nonno di molti aveva una Guzzi.

Esaurite le domande è tempo di ripartire e loro restano lì, vogliono sentire il possente Twin di Mandello accendersi, ecco in quei casi fai un sorriso e diventi estremamente cattolico mentre avvicini il pollice all’accensione, perché anche tu vuoi ardentemente che quel motore si accenda.

Perché non guido più una Guzzi?

Quando la mia Breva ha subito un incidente, mi sono trovato davanti ad un problema che non avevo preso in considerazione. Il mio programma era sì cambiare la Breva alla fine di quella stagione, ma non avevo alcuna intenzione di liberarmene. Volevo affiancare a quella moto da turismo, un prodotto, lasciatemi passare il termine più “estremo” e meno confortevole, riservando alla Brevona il ruolo di compagna di viaggio.

Gli eventi sono andati diversamente e a quel punto, mi serviva un prodotto sportivo ma non esagerato nella sua essenza, ecco perché dopo mesi di ricerca e confronti sono finito in Ducati, con la Multistrada 950. Ecco quando oggi dico che moto possiedo, la gente non ha più bisogno della foto sullo smartphone per orientarsi e se avete letto fino a qui, non può che materializzarsi nella vostra testa una domanda: perché non hai comprato un’altra Guzzi?

Perché non me ne hanno dato la possibilità. La storia Guzzi, lunga ad oggi ben 99 anni, è piuttosto travagliata. Cambi di proprietà, periodi di grande successi seguiti da anni di forte depressione, che più di una volta hanno portato la società sul punto di scomparire. Questi alti e bassi, i cambi di dirigenza, di visione e di obiettivi hanno fatto scivolare Guzzi in una spirale di confusione unica. L’arrivo di Piaggio ha probabilmente dato un ordine, un struttura che a me non piace, ma tutto sommato è una struttura e più o meno, una gamma.

Una gamma nella quale non esiste una moto per me, Piaggio ha deciso che Guzzi era il marchio giusto per cavalcare le mode, ecco quindi che buona parte della gamma attuale è composta di moto che io definisco da bar. Ora, se si considera che personalmente non nutro un grande interesse per i bar, capite perché dico che la gamma attuale non è interessante. Manca l’evoluzione di Griso, Breva, Norge e Stelvio. Manca una piattaforma nuova con la quale creare queste moto, manca la grande evoluzione del meraviglioso 1200 “Quattrovalvole”. Il grosso, possente e incazzato bicilindrico Guzzi che senti pulsare in mezzo alle gambe.

La mia storia, che non è diversa da quella di altri nei forum dell’aquila, identifica un problema che mi piacerebbe fosse risolto. Chi scende dalle vecchie ammiraglie Breva-Griso-Norge-Stelvio, non vuole salire su una V7-V9-V85. Il cliente della “serie grossa”3, non vuole scendere alla serie piccola con il motore “small-block”, per quanto le proposte possano essere valide, piacere ad un nuovo pubblico e vendere a modo loro, hanno come diretta conseguenza il far scappare il pubblico di affezionati al marchio.

Cara Piaggio, se puoi, rimetti a noi il nostro “big-block” aggiornato.

Guzzi per gli altri

Questo è forse il punto più dolente, talvolta il giudizio delle persone determina il successo o il fallimento di una realtà. Voglio essere estremamente sincero, come in fin dei conti lo sono stato fino a qui, Guzzi non è del tutto innocente nell’essersi guadagnata alcuni pregiudizi. Li ho raccontati io stesso qualche paragrafo più in alto e prima di raccontarli, mi sono trovato a viverli in prima persona. Pur riconoscendo come molto valide alcune critiche, resto sempre dispiaciuto quando qualcuno esagera, o comunque parla per sentito dire o letto in rete.

Le Guzzi sono inaffidabili? Per me la risposta è no. Le Guzzi soffrono, talvolta, di problemi più o meno fastidiosi, ma posso garantirvi che in tanti anni non sono mai rimasto a piedi a tal punto, da dovermi far venire a prendere. Ho dovuto ricorrere all’esperienza di qualche amico per farla accendere a spinta? Certo che si. Così come ho dovuto tenere il “gas in mano” per non farla spegnere in cima al passo.

Le Guzzi non sono inaffidabili, fate un giro su subito.it e guardate quanta strada percorrono, spostatevi in questo forum e leggete di quanti hanno fatto in tempo a far ripartire il contachilometri. La verità è che meccanicamente parlando, queste moto sono dei carri armati che fanno il giro del mondo e quando proprio si rompono, sono facili da riparare o da prendere a martellate.

Quello che vi serve davvero per sopravvivere in questo mondo strano, è un gran meccanico. Non basta il solito bravo meccanico generico, vi serve chi queste moto le conosce e le ama o che sappia come risolvere il problema prima che lo sappia Guzzi stessa. Ci sono molti esempi storici nei quali, la soluzione ad un problema è arrivata a Guzzi attraverso i suoi meccanici/preparatori più famosi. Forse non ci crederete, ma esistono dei meccanici nel mondo Guzzi, parlo di Agostini, Scola, o dei fratelli Guareschi, per i quali le persone sono capaci di fare 600km pur che siano loro a mettere le mani sulle loro moto. E sapete perché? Perché sanno esattamente dove metterle, quelle mani.

So bene che questo discorso (quello del meccanico) è difficile da digerire, per chi è abituato ad altri marchi e mi auguro anche che i modelli 2020 siano diversi dai loro predecessori, ma questa è la realtà, o trovate un grande meccanico, o avete le manine d’oro come solo certi Guzzisti hanno. Le Guzzi sono le uniche moto che vi costringono prima a trovare il meccanico a cui rivolgervi e poi la moto da acquistare.

Ci sono tante storie che girano intorno a queste moto, tanti preconcetti, alcuni dati di fatto ma una sola grande verità: una Guzzi puoi criticarla, solo se non ne hai mai guidata una.


  1. Su una Guzzi la coppia di rovesciamento fa si che quando si accelera bruscamente con il motore in folle da fermi, la moto ha una reazione come se si volesse sdraiare per terra. [return]
  2. Il CA.R.C., acronimo di cardano reattivo compatto, è un sistema di trasmissione cardanica a quadrilatero articolato, ideato e realizzato dai tecnici della Moto Guzzi nel 2003. [return]
  3. La gamma Guzzi è storicamente divisa in due macro segmenti, serie piccola (small-block) e serie grossa (big-block). Nel 2020 l’unico esponente della serie grossa è il meraviglioso 1400cc che equipaggia la California, tutto il resto della gamma monta un motore serie piccola, la cui ultima evoluzione è rappresentata dall’unità che muove la V85. [return]

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