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L'evoluzione, secondo Ducati

O meglio, la differenza tra quello che viene percepito come evoluzione e quello che invece viene percepito come involuzione.

Sergio Migotto

6 minutes read

15 ottobre 2020, Ducati presenta al mondo il suo nuovo motore V4 Granturismo. Innovazione, tecnologia, ricerca, potenza, affidabilità e design sono racchiusi all’interno di questo gioiello a 4 cilindri per poco più di 60kg di peso. Ducati ha incentrato la propria campagna pubblicitaria su una frase: Change Paradigm.

Lo sapevano. Sapevano che questo motore per quanto evoluto, si sarebbe scontrato con la parte più radicale dei clienti, con gli affezionati che comprano - e quindi guidano - una Ducati da sempre. Ma da quando lo sapevano? Da quando hanno deciso di cambiare il sistema di distribuzione classico, il Desmodromico, in favore di un tradizionale sistema a molle. Così hanno avviato una campagna comunicativa incentrata sul cambiamento dei paradigmi, nascondendo fino alla fine quale fosse il vero paradigma. E alla fine, il paradigma non era solo un motore da turismo con una struttura quattro cilindri a V.

Il know-how tecnico maturato con il sistema desmodromico applicato alla nuova distribuzione a molle permette al nuovo V4 Granturismo di avere un intervallo di manutenzione principale pari a 60.000 km. Un numero importante, pari a una volta e mezzo l’intera circonferenza terrestre, che significa soprattutto una cosa: avere più tempo da godere in sella.

Estratto dalla newsletter inviata da Ducati

Si insomma, grazie e tanti saluti al Desmo.

È una tragedia così grande?

Dipende da chi siete. Se siete come me, quindi un cliente Ducati recente, questo motore ai vostri occhi è semplice evoluzione. Se non siete come me, quindi probabilmente la storia della vostra vita motociclistica ruota intorno a Ducati da molti anni, questo non è il primo colpo che viene inferto alla vostra passione, quindi si, capisco perché a voi questa cosa proprio non vada giù. Facciamo insieme un passo indietro, perché non ci sono solo io e non ci siete soltanto voi.

Riepilogo per gli altri

Se vogliamo sintetizzare Ducati lo facciamo con quattro grandi paradigmi:

  • Telaio a traliccio
  • Motore bicilindrico
  • Frizione a secco
  • Distribuzione Desmodromica (il Desmo)

Ne esistono altri ovviamente (una Ducati deve essere solo “S” e solo rossa..ecc) ma cerchiamo di non scendere in concetti troppo integralisti. Prendiamo questi quattro punti e vediamo nel 2020 cosa ci rimane:

  • Il telaio a traliccio è scomparso, il motore è passato da elemento “appeso”, a componente strutturale “stressato”. In alcuni modelli una parte del traliccio è ancora visibile, in altri, Panigale in primis non esiste più dall’epoca della 1199.
  • Il propulsore bicilindrico ha assistito alla nascita del V4, prima sulla Panigale, oggi su Streetfighter e domani su Multistrada. Ad onor di cronaca c’è da dire che gran parte della gamma mantiene il classico bicilindrico a catalogo, che sia il Testastretta 11° o il Superquadro della Panigale V2.
  • La frizione a secco ha lasciato spazio ad una più classica frizione in bagno d’olio. (Ok esiste la V4r, ma non la classificherei come una moto per tutti)
  • La distribuzione Desmo, sul nuovo V4 Granturismo è venuta meno in favore delle molle.

Ora, al momento non possiamo dire davvero che la distribuzione Desmo sia scomparsa, il V4 Granturismo è un solo motore che al momento equipaggerà una sola moto, il resto della gamma è ancora con il sistema classico, quindi non salterei sulla sedia per questo. Guardando però tutti gli altri punti ci possiamo rendere conto del perché qualcuno non è solo saltato dalla sedia, ma ha fatto proprio esplodere la scrivania. Con questa mossa di Ducati, siamo a quota quattro grandi caratteristiche storiche che vengono messe - lo ripeto, più o meno - nell’album dei ricordi. L’appassionato di lunga data può far fatica a digerire tutti questi cambiamenti, in un periodo di tempo così ristretto.

L’evoluzione non è percepita come tale da tutti

Se facciamo un passo indietro, possiamo notare come ogni marchio di moto abbia delle caratteristiche uniche rispetto a tutti gli altri, non potrebbe essere diversamente in fin dei conti. Ora, si può pensare a BMW senza il boxer? A Guzzi senza il V trasversale di 90°? Harley-Davidson senza il suo possente bicilindrico a V? MV Agusta senza il suo 3 cilindri? E infine, si può pensare a Ducati senza un bicilindrico e la distribuzione Desmo? Da oggi si può, o forse si deve.

Capisco gli utenti che da molto tempo gravitano nell’orbita Ducati, è come se Guzzi presentasse un nuovo motore senza la sua classica struttura, ne sarei devastato come oggi sono devastati alcuni Ducatisti. La realtà è che Ducati sta cambiando, forse ha ragione chi dice che nessun italiano avrebbe mai rinunciato al Desmo e che la direttiva giunga dalla Germania, ma poco conta. In un segmento che “tira” come quello delle enduro stradali, c’è bisogno d’intercettare nuovi clienti, di fare numeri di vendita, di puntare su nuovi paradigmi per il Ducatista del futuro.

Perché Ducati ha preso questa strada, lo sa solo Ducati, possiamo lanciarci in supposizioni ma tali restano. Ci troviamo difronte ad una realtà industriale che sta passando alla versione 2.0, sta introducendo nuovi paradigmi restando comunque fedele alla sua natura, e a quello che oggi il brand rappresenta. È chiaro che quando siamo fortemente legati a qualcosa, qualcosa che magari ci accompagna da tutta la vita, qualcosa che abbiamo scelto perché ci rappresenta o ci fa vibrare l’anima, il cambiamento non è certo ben accetto. Cambiare richiede uno sforzo tanto più grande, quanto è lungo il tempo in cui le cose non sono cambiate.

In fin dei conti tutti cambiano e se prendiamo le case citate ad inizio paragrafo potremo aprire una disamina infinita per far notare quanto e come, quelle stesse case siano cambiate in tempi recenti. La verità è che non c’è alternativa in questo mondo, soprattutto per aziende che hanno 100 anni o giù di lì. Chi si ostina a non cambiare, ne risente spesso pesantemente, per maggiori informazioni telefonare a Milwaukee in orario d’ufficio. Non è possibile accontentare sempre il popolo degli affezionati, bisogna anche ascoltare le richieste del nuovo che avanza, mantenere alto l’interesse in ogni fascia d’età e se necessario, adottare soluzioni differenti rispetto al passato.

Infine, perdonate questa constatazione assolutamente personale: sono piuttosto convinto che buona parte dei clienti Ducati attuali non sappia nemmeno spiegare come funzioni il Desmo. Non voglio sembrare duro nelle mie affermazioni, ma sinceramente, non ritengo che questo parametro sia il fulcro attorno al quale ruota la decisione di acquistare una Ducati.

Conclusioni

L’evoluzione non è tale per tutti, rompere con il passato crea malumori nella base degli appassionati, ma al contempo genera nuovi interessi e mantiene alto il valore di un brand. Nel caso specifico, capisco la sensazione di abbandono di molti, queste persone hanno i loro buoni motivi per sentirsi delusi. L’unica cosa che mi permetto di dire è che non ne farei una tragedia, non prima di aver provato veramente questo nuovo motore. Non ne farei una tragedia senza prima scoprire quali sono le reali intenzioni di Ducati per il futuro.

Il Desmo non scomparirà, non del tutto e non adesso.

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